venerdì 28 dicembre 2012


Sprechi e inestetismi ed inutilità varia della Pistoia moderna

Parte prima – L’inutilponte.

Fra quanto dovremo spendere per non farlo andare a pezzi ?

 

Se il pedone o il ciclista, come il cartello ci ricorda, si avventura verso l’ameno crocevia  fra il ponte sulla Brana il ben noto Checco e lo storico Tiro a volo. Per intendersi all’inizio di via dei Macelli, ecco che si imbatte in questa singolare opera, monumento in se allo spreco all’inutilità ed alla limitatezza mentale di chi ha “disegnato” ed è un a parola grossa, in questi ultimi anni la nostra città. L’inutilponte, certo lo riconoscerete dalla foto, agevola l’attraversamento dell’impetuoso torrente Brana, a chi provenendo dla fantasioso percorso  ciclabile, mal pedonabile, che costeggia il corso d’acqua voglia proseguire verso….. e qui stà il problema, verso dove ? Le alternative sono molteplici, dopo aver sceso la schiena d’asino del ponte si può scegliere, o proseguire verso il platano  ed il camminamento incerto che ci  accolgono dall’altra parte della strada, (non prima di aver aggirato il bel panettone in cemento sull’attraversamento) in ogni caso la pista ciclabile è finita; oppure svoltare a destra verso le carceri e prodursi in un rischioso zig zag fra le auto in sosta, oppure… oppure basta a sinistra siamo contromano e le bici non possono andare.  L’assurdo sta nel fatto che, come la ben nota tangenziale ad imbuto di Via Antonelli, la pista ciclabile finisce anche peggio, perché evapora, si dissolve, si annulla dopo cotanta opera, che versa fra l’altro in un completo abbandono e fra un po’ necessiterà anche di essere “restaurata”. 

Quando c'è il ghiaccio nessuno lo toglie


 La miopia (sprecona) di un sistema di agire di questo tipo è tipica di una strategia del consenso che neanche più si cura di innestare “le belle cose da inaugurare” in un contesto logico ed organico, ma agisce a spot in uno sconclusionato incedere  segmentato che perde via via di vista il disegno globale. In parole povere ma il percorso  ciclabile/pedonale  lungo la Brana (che ciclabile lo è stato sempre) ed il magnifico e fulgido ponte, quanto ci sono costati ed a che servono se non sono inseriti in un circuito più ampio che renda piacevole e funzionale la scelta di andare a piedi o camminare ?  La pista inizia in porta San Marco e finisce all’altro ponte carrabile che è a poco più di venti metri dall’inutilponte oltretutto i pedoni pistoiesi (testoni che non sono altro) continuano a prediligere quello vecchio (in piano e meno sdrucciolevole con la cattiva stagione)  a quello nuovo.  Non solo, e per questo dico che questo tratto di passeggiata storica è ora poco pedonabile, l’Amministrazione ha avuto la brillante idea di realizzare la pista vera e propria nel mezzo dell’antico tracciato, per cui se si è un pedone o cammini nelle due striscioline inghiaiate residue sui lati o rischi l’investimento da parte dei ciclisti che avendo un pezzo di pista ciclabile la vogliono “ciclare”.   In conclusione fra le cose inutili pistoiesi, questo ponte merita un posto di primo piano, anche perché nel tempo continuerà a costarci sia che lo abbandoniamo a se stesso (perché prima o poi si dovrà raccattarlo dal fondo della Brana) sia che lo si mantenga a dovere, perché la manutenzione costa. Meditate pistoiesi meditate.

 

 

giovedì 20 dicembre 2012

Il  "Comune" senso estetico


Il concetto di bello è di per sé evanescente, sfugge spesso ad una definizione puntuale, rimane sempre confinato nell’ambito soggettivo. Ciò che è bello per me può non esserlo per chi mi sta accanto, ma può esserlo per il mio peggior nemico.
Il senso estetico è qualcosa che trascende dalle convinzioni politiche o filosofiche, che possono influenzare la posizione “ufficiale” di chi si dichiara pro o contro per ubbidienza, ma non il suo intimo sentire. Ma allora come si fa a definire  un’opera,   sia essa enorme come una piramide o piccola come un anello, ‘bella’ ?
O ci si affida al giudizio di una raffinata schiera di esteti e critici dell’apparire, assumendosi il rischio di reazioni plateali (quali il giudizio di fantozziana memoria sulla “Corazzata Potemkin”), oppure si tasta democraticamente il polso del “popolo” per capire se la scelta che si sta facendo incontra il senso estetico di chi in un senso o nell’altro ne diventerà fruitore.
Quest’ultimo dovrebbe essere un criterio fondamentale per chi, eletto come rappresentante dei cittadini, si trova a dover amministrare una città. Non per fare il maestro di stile ed insegnare alla “plebe” quello che non capisce essere il suo bene ma per dare alla comunità ed al decoro della città nuovo impulso. Per correggere, dove necessario, gli errori di chi lo ha preceduto, per tradurre in interventi coerenti e giustificabili, il “brusio” che poi è la voce del popolo, che da piazza del Duomo  sembra non poter più penetrare attraverso le finestre del palazzo di Giano, ora più che mai.
I tempi stanno cambiando e  in questo caso per fortuna ! Pistoia ed i pistoiesi sembrano aver smesso di digerire qualsiasi  “corazzata”, parola dalla pericolosa assonanza, che gli eletti (in ogni senso) tentano di somministrargli.
Poco importano le scuse che son progetti ereditati dall’amministrazione precedente, le voci che non si vuole ascoltare hanno iniziato a scorrere per le vie del centro, ingrossandosi sempre di più . Democrazia significa “governo del popolo”; se si vuole fare democrazia  e non dittatura, si deve governare PER il popolo e non in quanto depositari di una verità assoluta o investiti dalla sacra luce divina. Le asfaltate impresentabili delle piazze e del Corso di Pistoia sono, senza giri di parole,  BRUTTE  ! Si è sostituito l’asfalto o le pietre malamente asfaltate, con altro asfalto improbabilmente colorato e con un arredo urbano che offende il termine stesso.  In Piazza San Bartolomeo  mancavano giusto i ligustri  costretti da un ars topiaria de’ no’artri nell’improbabile forma del  lampioncino per dare il tocco finale.
 Propongo a TVL che tanto segue le vicende pistoiesi di riesumare il vecchio intervallo e proporcelo in salsa natalizia per mostrarci una carrellata delle nuove e vecchie bellezze pistoiesi: le piazze cementate (piazza San Bartolomeo, Il corso, la piazzetta dell’Archivio di Stato),l’inutilel ponte in legno sulla Brana, la tangenziale ad imbuto in zona Porta San Marco, la luna rugginosa “pucciata” nel pozzo in Piazza dell’Ospedale,  i lampioni piovuti a caso nel suddetto corso. Senza dimenticare l’area ex Breda (con l’ assoluta mancanza di rispetto alla memoria del luogo) per andare via via a ritroso fino alla prima inguaribile violenza che fu il “caso” del quartiere delle Fornaci. Ah, magari a fine intervallo mettiamoci pure un panino democraticamente sorridente.
La miopia, l’impreparazione  e l’arroganza dimostrata da questa amministrazione comunale è seconda solo alla supposta (perché finché non si è condannati si è innocenti, anche con il pollo rubato in mano)  delinquenza di alcuni membri  della precedente. Pistoia ha una delle più belle piazze d’Italia, un centro storico con decine di chiese (anche sconsacrate ma bellissime)  che costituirebbero un patrimonio già di per sé immenso, aveva (ora un po’ meno) delle piazzette che sarebbero perfette per riposarsi in un  ideale tour cittadino e tutto quello che si riesce a fare è pedonalizzarle senza creare posti alternativi di sosta per i cittadini, asfaltarle e “guarnirle” con tre panchine, due posa- biciclette e tre alberelli in vaso ? Ma qualcuno a Pistoia ha mai sentito parlare di concorsi di  idee ? Informo l’amministrazione che è un sistema democratico, poco costoso, capace di far conoscere Pistoia anche fuori dalle mura, dove persone preparate (più o meno) si confrontano, per risolvere il problema della RIQUALIFICAZIONE (lo so è una parola difficile) di uno spazio urbano. Pistoia poteva e potrebbe ancora diventare un caso, una fucina dove convogliare idee, al di sopra di clientelismi e soluzioni di comodo. Pistoia muore, questo è un dato di fatto. Ogni negozio, ogni attività che chiude in centro, ogni azione che rende meno vivibile questa città sempre più degradata e svuotata ne avvicina la fine. Quindi spero che questa Amministrazione si fermi un attimo a riflettere, prima di procedere con qualche altra opera inutile e dispendiosa ed inizi ad ascoltare invece di ritenere sufficiente il suono della propria voce, condivida con il resto d’Italia i problemi non solo urbanistici della nostra città e raschi via l’asfalto colorato per sostituirlo magari con buona terra dove far crescere alberi e speranze.

 

lunedì 6 agosto 2012

Effimero spazio in effimera italia

Lo spazio effimero è quello che ci circonda, è l'insopportabile peso di quei teatrini dell'assurdo che sono diventate molte delle nostre istituzioni. In un periodo di vacche magre, anzi magrissime, i politici per potersi giovare della loro posizione si scoprono, spesso più del dovuto e come fece già al suo tempo il re si fanno vedere  nudi. Nudi dietro paraventi di carta velina, con le mani intrappolate nei piccoli vasi di marmellata rimasta.
Eppure mentono, si coprono l'un l'altro senza ritegno e spesso si dichiarano sbalorditi, colti sempre a guardare nella direzione sbagliata, rispetto al loro fedele servo che ha depredato lo stato (noi) a più non posso. Quello che mi piace è il sempre più frequente alzare lo sguardo della gente, che li vedono nel loro atteggiamento patetico, laddove un tempo, nell'abbondanza fasulla, nessuno diceva mai nulla.Vivo a Pistoia una provincia che fra poco non lo sarà più, un luogo dove dal capoluogo ai comuni più sperduti della montagna sta uscendo da ogni tombino amministrativo un mare immenso di liquami. Spero sincermente che sia segno di una pulizia in corso, perché ormai il tanfo che esce dai palazzi del potere sembra insopportabile a tutti, qualunque sia l'idea politica di appartnenza.