lunedì 21 gennaio 2013

La luna affogata (nel pozzo)


Oggi voglio parlare di un “oggetto” che nel comune sentire pistoiese, almeno della plebaglia a cui appartengo, risulta indigerito ed indigeribile, incomprensibile ed incompreso.  Si tratta della scultura metallica che troneggia da diversi (troppi) anni in piazza Giovanni XXIII, piazza dell’ospedale per noi mortali nati e cresciuti qui.
Quest’opera non è mai piaciuta alla maggioranza e qui difficilmente posso essere smentito, dei pistoiesi, dei turisti ed anche a qualche critico credo.  Mi sfugge anche con tutta la buona volontà il senso di questa collocazione e posso, sempre a mio personale giudizio, affermare che, se si voleva valorizzare l’opera attraverso il contrasto con il contesto storico ed il confronto con il fregio robbiano,  si è riusciti solo ad accentuare il senso di “corpo estraneo” che questa montagna di ferro suscita in chi ha un minimo di senso estetico.

 Al di là della facile ironia che questo oggetto ha alimentato  , non meno dell’illuminata pedonalizzazione di piazza San Bartolomeo, quello che mi chiedo è il valore aggiunto  che questa installazione  apporta all’equilibrio del “vuoto”  che ha come sfondo da qualche centinaio di anni  le arcate dell’Ospedale del Ceppo ,sormontate dalle ceramiche robbiane.
 La piazza senza la “luna”  sarebbe semplicemente più fruibile, più armonica e con un punto di vista in più rispetto a quelli attuali, nessuno, credo,  griderebbe allo scandalo per la sua rimozione e qualche luogo ameno votato all’arte contemporanea potrebbe anche adottare la prestigiosa scultura (sul cui valore non discuto), magari Villa Celle ? In edilizia si parlerebbe di un ripristino, termine che mi pare quanto mai consono al senso della cosa, niente di scandaloso. Ma soprattutto questo sarebbe un importante segnale da parte di chi ci governa di riuscire ad ammettere i propri errori, di  ascoltare la voce di chi lo ha eletto e non di continuare “diritto” sempre e comunque imitando un motto di tutt’altra epoca e matrice politica.

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