La luna affogata (nel pozzo)
Oggi voglio parlare di un “oggetto” che nel comune sentire
pistoiese, almeno della plebaglia a cui appartengo, risulta indigerito ed
indigeribile, incomprensibile ed incompreso.
Si tratta della scultura metallica che troneggia da diversi (troppi)
anni in piazza Giovanni XXIII, piazza dell’ospedale per noi mortali nati e
cresciuti qui.
Quest’opera non è mai piaciuta alla maggioranza e qui
difficilmente posso essere smentito, dei pistoiesi, dei turisti ed anche a
qualche critico credo. Mi sfugge anche
con tutta la buona volontà il senso di questa collocazione e posso, sempre a
mio personale giudizio, affermare che, se si voleva valorizzare l’opera
attraverso il contrasto con il contesto storico ed il confronto con il fregio
robbiano, si è riusciti solo ad accentuare
il senso di “corpo estraneo” che questa montagna di ferro suscita in chi ha un
minimo di senso estetico.
Al di là della facile
ironia che questo oggetto ha alimentato , non meno dell’illuminata pedonalizzazione di
piazza San Bartolomeo, quello che mi chiedo è il valore aggiunto che questa installazione apporta all’equilibrio del “vuoto” che ha come sfondo da qualche centinaio di
anni le arcate dell’Ospedale del Ceppo ,sormontate
dalle ceramiche robbiane.
La piazza senza la “luna” sarebbe semplicemente più fruibile, più
armonica e con un punto di vista in più rispetto a quelli attuali, nessuno,
credo, griderebbe allo scandalo per la
sua rimozione e qualche luogo ameno votato all’arte contemporanea potrebbe
anche adottare la prestigiosa scultura (sul cui valore non discuto), magari
Villa Celle ? In edilizia si parlerebbe di un ripristino, termine che mi pare quanto
mai consono al senso della cosa, niente di scandaloso. Ma soprattutto questo
sarebbe un importante segnale da parte di chi ci governa di riuscire ad
ammettere i propri errori, di ascoltare
la voce di chi lo ha eletto e non di continuare “diritto” sempre e comunque
imitando un motto di tutt’altra epoca e matrice politica.
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