Et in Arcadia ego
Sulla lapide nel
dipinto di Nicolas Poussin (circa 1640) Il messaggio “Et in Arcadia ego”,
aperto a diverse libere interpretazioni, afferma l’ineluttabilità della morte
anche in un contesto idilliaco come quello della terra mitica d’Arcadia. Questa
terra, ricca di prati, pastori, greggi e rovine fu, più avanti, motivo
ispiratore della poesia e dell’arte romantica, fino ad essere riprodotta con messaggi
multilivello (paternalistici, esoterici etc.) in quei luoghi di viaggio spirituale
e fisico, che furono gli splendidi giardini romantici, come fu quello di Villa
Puccini allo Scornio.
Il viale Arcadia ed il lungo
Brana afferente, in un certo senso contiene tutti questi mirabili elementi proprio
nella nostra città.
Se potessimo
passeggiare laddove da tempo quasi immemore (senso struggente della nostalgia) sono
disposte le transenne (lato mura) potremmo gustarci l’ispiratore senso di
abbandono e degrado che permea questa parte pedonale del viale. Le panchine solitarie, le mura sconnesse e pericolanti, così inutili e scarse nel loro valore intrinseco (furono rifatte dai fiorentini nel peggiore dei modi), l’odore di marciume che permea le aiuole abbandonate sono decisamente un perfetto quadro ispiratore per chi può goderne e soprattutto un’immagine statica che dopo gli inutili “restauri” del passato si può ipotizzare proiettata verso un tempo tendente all’infinito.
Scendendo poi, verso il lungo
Brana, passando per il maestoso arco sormontato da torrette di Lavariniana
memoria di via Fermi, e procedendo verso i cimiteri, si recupera un po’ il
fiato, perché fino al ponte il viale alberato che costeggia il torrente è
suggestivo, unica pecca magari il ricovero dei
cavalli sulla sinistra un po’ disadorno e triste, ma si può tollerare,
evoca la pastorizia.
Appena passato il ponticello però
il fervore arcadico ci prende di nuovo, l’argine scomposto e cadente del
torrente dal lato opposto della strada comincia a mandarci idilliache immagini
di crolli futuri, la massa delle mura troppo alte e troppo snelle per reggere
al tempo sembrano una contraddizione alla fisica, ma è solo lo smarrimento di un
attimo, poiché più avanti il maestoso crollo che schiaccia le serre sotto una
massa di pietre (solo che questa rovina è vera), ci riporta ad immagini quali
il falso tempio diruto in mezzo al lago di villa Puccini,
Le mura si sono sgretolate,
dividendosi a metà e rimangono ad incombere sulla parte del viale con un
sottile (vista l’altezza) paramento retto da non si sa quale miracolo e non
certo dalle transenne.
za incombente della morte, che nei cimiteri che incontriamo è ben “viva” e sicuramente ineluttabile nella selva di lapidi che si contrappongono alla solitaria presente nel quadro.
Si incede meditando verso il bastione di porta San Marco, che da questo lato si
innalza con la sua, questa si, ancora invidiabile potenza d’immagine, siamo
quasi smarriti stiamo perdendo l’ispirazione, ma ci viene in aiuto il poderoso
cedimento dell’argine verso il bastione, eroso e portato via dalle ultime
piene, non ci sono costruzioni o vita attiva lì, ma viene il dubbio, che si
voglia aspettare che la Brana si mangi tutto fino alle fondamenta del bastione
per vedere come viene giù pure quello ?
Ai posteri l’ardua sentenza, ma
nel frattempo una domanda lecita, da persona della strada che non sa (come io
non so) quali e quanti siano i provvedimenti presi in merito a questa
situazione dalle autorità competenti, cosa si sta facendo per porre rimedio
alla situazione contingente di questo pericoloso “parco delle rimembranze” ?
Rimaniamo in attesa e speriamo che le cose non peggiorino.
N.B. immagini in parte tratte da Street view (giugno 2012) ma nulla è quasi cambiato
N.B. immagini in parte tratte da Street view (giugno 2012) ma nulla è quasi cambiato

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